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Gay & Bisex

Matteo, Luca e l'Erasmus


di FlavioV
26.08.2026    |    1.628    |    5 9.5
"Mi ordinò di inarcare bene la schiena e mi tolse l’asciugamano, scoprendomi il buco, arrossato e dolorante da prima..."
Prima di partire per l’Erasmus a Parigi, mi ero ripromesso che mi sarei divertito, libero finalmente dai vicoli della mia piccola città e dal peso di essere gay in mezzo ad un mondo di etero.
Le prime settimane andarono via molto tranquille, iniziai ad ambientarmi, a conoscere nuove persone, ad andare a feste di expat come me. Ragazzi belli ce ne erano tanti e ogni sera tornavo a casa innamorato di qualcuno di diverso. Una volta entrato nella routine di lezioni, feste, passeggiate, decisi di fare qualche serata al Marais e di frequentare i locali gay della città.
Una sera incontrai, seduto ai tavolini dell’Open Café, Luca, un ragazzo di Padova che stava facendo anche lui, come me, l’Erasmus, e che avevo già visto ad alcune feste.
Luca era sulla ventina, alto 1,90 (mi confidò anche di un’adolescenza a inseguire il sogno del basket), capelli neri, abbastanza lunghi da dividersi a metà sulla testa, lineamenti del viso belli e abbastanza marcati, fisico decisamente tonico.
L’avevo già adocchiato alle feste nelle quali risultava abbastanza strambo, stralunato e casinista all’occorrenza, sempre un po’ fuori pezzo ma simpatico.
Da quella sera ci vedemmo altre volte, bevemmo insieme, ci ubriacammo anche, ci raccontammo molte storie di vita e di avventura, ma la cosa che più mi piaceva di più era che potevamo scambiarci commenti su ragazzi senza problemi. Si creò una bella intesa, anche se ogni tanto spariva e non ci sentivamo e vedevamo per un po’, altre volte lo vedevo in compagnia di ragazze che gli andavano dietro, come per altro anche a me, e a volte ci scassavamo dal ridere per qualche parola che sbagliava o che inventava di sana pianta.
Un pomeriggio passai a chiamarlo per andare a prendere una birra a Saint Germain, ma come sempre era in ritardo e mi disse di salire da lui che tanto non c’erano i coinquilini.
Appena entrai in casa, mi accolse in maglietta e boxer neri. Si era appena svegliato da un pisolino pomeridiano e ora si sarebbe preparato. Era la prima volta che salivo in casa sua e, in confronto al dormitorio universitario dove stavo io, ebbi la sensazione di una casa vera. Era anche la prima volta che lo vedevo in boxer e… lì davanti sembrava essere messo proprio bene.
Andammo nella sua stanza e iniziò a raccontarmi di Andromeda, un tipo a cui aveva dato il numero di telefono e che ora non lo lasciava in pace. Mentre ne parlava, i suoi boxer si riempivano sempre di più e il cazzo gli era venuto duro. Non potei non guardarlo proprio lì e lui non potè non ridere e scusarsi, dicendo che non controllava il suo cazzo.
Dopo una risata, cadde il silenzio e l’imbarazzo. Ci avvicinammo e, senza pensare troppo, le nostre labbra si incrociarono e iniziammo a baciarci.
Anche il mio cazzo, seppur chiuso nei pantaloni, iniziava a diventare duro.
Ci baciammo per un po’ finché Luca interruppe l’incrocio delle nostre lingue e mi disse di abbassarmi. Mi inginocchiai spinto dalla voglia e dalle grosse mani del mio amico che mi spingevano dalle spalle.
Arrivato davanti ai suoi boxer provai ad inalare l’odore di ormoni e di cazzo che ne usciva.
Le mutande erano già bagnate dalla presborra. Luca si abbassò i boxer e tolse la maglietta. Lo guardavo letteralmente dall’alto in basso ed era un bello spettacolo, fisico sportivo ma non palestrato, spalle larghe, peli pubici curati e soprattutto un cazzo bello lungo e largo, sui 19 centimetri.
Lo annusai un po’ ma presto Luca mi spinse con le mani sul suo cazzo che ingoiai avidamente. Il primo affondo mi colpì il palato e con i denti gli scappellai tutta l’asta. Iniziai a succhiare il glande, finché Luca mi fermò con la mano e si sedette sul letto aprendo bene le gambe. Mi buttai di nuovo sul suo cazzo e questa volta provai a farmelo entrare tutto in bocca. Succhiai, leccai, succhiai ancora, quasi soffocandomi. Ogni tanto guardavo lo sguardo trasognato del mio amico con le gambe aperte e il cazzo bagnatissimo e godevo.
Ad un certo punto Luca mi disse che stava venendo e mi fece togliere la bocca. Mi mise una mano sul pacco dei pantaloni. Il mio uccello era durissimo. Mi disse di tirarmelo fuori. Mi abbassai velocemente pantaloni e boxer e tirai fuori il mio cazzo, scuretto, liscio, più corto di quello di Luca ma nella norma.
Mi sedetti anche io sul letto. Lui iniziò a segarmelo forte e io contraccambiai toccandogli il cazzo ancora umido della mia saliva. Ci segammo e baciammo contemporaneamente, anche se dopo poco schizzammo riempiendoci mani e petto.
Ci facemmo una veloce doccia e uscimmo.
Mentre facevo le scale per scendere da casa del mio amico, capii che Luca mi piaceva proprio tanto e mi sarebbe piaciuto diventasse il mio ragazzo.
Purtroppo passarono diverse settimane senza più sentirci e vedendoci raramente in qualche locale, finché una sera mi chiamò, chiedendomi se volessi uscire. Ci trovammo sotto casa sua e, dopo un paio di birre, mi convinse ad andare al Sun City, una sauna gay non troppo distante.
Nel locale dove ci fermammo a bere la birra, incontrammo anche Andy, un ragazzo dell’Oregon che stava facendo un giro per l’Europa.
Andy era alto più o meno come me, carnagione olivastra, occhi che avevano qualcosa di orientale, jeans e felpa dell’Oregon.
Chiacchierammo un po’ e lo convincemmo a venire anche lui in sauna.
Arrivati all’ingresso, ci separammo e ci augurammo buona “caccia”, dopodiché entrammo.
Io e Luca avevamo due armadietti vicini, tra un delirio di uomini che si cambiavano, che parlavano, che si mostravano nudi.
Ci spogliammo, tenendo solo l’asciugano azzurro, che ci avevano dato all’ingresso, ben saldo in vita.
Iniziammo a fare un giro al piano terra, piscina fredda e calda e vasca idromassaggio, Ovunque uomini in asciugamano o nudi nelle vasche.
Girammo un po’, quindi entrammo nel bagno turco.
Fummo accolti da una nebbia spessa. Uomini nudi che giravano. Rumori di godimento che provenivano da anfratti scuri.
Raggiungemmo la stanza più profonda e ci sedemmo su un gradino.
Dopo un attimo, sentimmo lo sguardo addosso di altri uomini seduti nella stessa stanza. Qualcuno si toccava il cazzo dall’asciugamano, altri lo avevano aperto o tolto e se lo menavano liberamente.
Io e Luca ci stavamo eccitando e i nostri membri spingevano nell’asciugamano.
Luca mi mise una mano sulla coscia, la fece avanzare, alzò l’asciugamano e mi prese il cazzo duro. Lo stringeva forte. Iniziammo a baciarci. anche io misi la mano sotto il suo telo e gli presi la bestia, segandogliela lentamente.
In un attimo Luca aprì il suo asciugamano e face uscire tutto il cazzo. Feci lo stesso anche io.
Un paio di uomini si erano avvicinati, ci guardarono e iniziarono a toccarci la schiena, i fianchi e il cazzo. Ci fermammo un attimo. Luca si abbassò e iniziò a succhiarmi l’uccello. Nel frattempo uno dei due tipi gliel’aveva preso in mano e glielo segava.
Misi una mano sulla testa di Luca e gliela spinsi sul mio cazzo. Accelerò la succhiata, gemendo come un porco. Il tipo davanti a me, intanto, si segava il suo enorme cazzo, fissandomi.
Stavo quasi per venire, quando Luca interruppe il pompino. Si alzò di scatto. Si tirò su l’asciugamano e mi disse di andare.
Uscimmo dal bagno turco, tutti accaldati, sudati ed eccitati. I nostri cazzi erano ancor duri nell’asciugamano e mezzo sborrati.
Bevemmo qualcosa al bar, chiacchierammo, commentammo qualche tipo che ci passava vicino e ci guardammo intorno.
Decidemmo di fare un giro ai piani di sopra, dove c’erano le dark room e la zona più privata.
Girammo un po’, c’era gente di ogni tipo. Chi, come noi girava con l’asciugamano, chi completamente nudo con il cazzo a penzoloni.
Entrammo in un corridoio scuro che portava ad una stanza completamente buia nella quale gli uomini entravano e poi si sentivano rumori di scopate, di pompini, o semplici gemiti d piacere.
Restammo sulla porta per un po’.
Tra la porta e la stanza buia c’era un piccolo spazio, una rientranza, in cui ci appoggiammo per vedere meglio chi entrava e usciva, in un misto di voglia di entrare nella dark room e di paura.
Ad un certo punto arrivò anche Andy. In asciugamano rendeva decisamente di più. Fisico asciutto e definito (non muscoloso) e carnagione scuretta.
Ci fece un gesto con la testa d’intesa e di imbarazzo.
Anche lui si fermò sulla porta.
Luca mi spinse sempre di più nella rientranza. Ora eravamo attaccati (lo spazio era poco) e lui mi stava dietro. Sentivo decisamente il suo grande cazzo duro appoggiato su di me e, nonostante avessimo ancora gli asciugamani in via, potevo già sentire il bagnato della sua presborra.
Iniziò a baciarmi sul collo, allungando le mani sul mio petto, sui capezzoli, sul cazzo.
Mi sfilò l’asciugamano che cadde per terra. Ero completamente nudo.
Anche Andy si fermò a guardaci.
Luca fece cadere anche il suo asciugamano. Ora il suo pisello premeva sul mio culo.
Smise di baciarmi. Si sputò ripetutamente sulla mano e mise la sua saliva sul mio buco.
Un brivido mi stava attraversando la schiena. Non avevo mai fatti nulla di simile.
Appoggiò il suo uccello e iniziò a spingerlo nel mio culo.
Iniziai a gemere, a sudare, a godere. Ogni colpo che dava per entrare più a fondo era una martellata nel mio culo. Tutti ci stavano guardando.
Andy si avvicinò e iniziò a toccarmi il petto, poi scese e mi prese in mano il pisello. Si chinò e iniziò a succhiarmelo.
Stavo impazzendo. Luca da dietro mi penetrava con lentezza, dolcezza, ma con un cazzone enorme e Andy, davanti, mi succhiava.
Quando ormai ero quasi vicino a venire e il culo a spezzarsi, Luca si fermò, si rimise l’asciugamano in vita, mi prese per mano, e mi portò fuori dal corridoio, facendo segno ad Andy di seguirci. Appena tornati nella zona con più luce, ci infilammo in uno stanzino tutti e tre e chiudemmo la porta.
Lo stanzino era in penombra con una luce rossa sullo sfondo, odore di sperma e uomini.
Luca si tirò di nuovo giù l’asciugamano e mi mostrò il suo enorme cazzo, duro e mezzo bagnato. Mi girò e mi face appoggiare le mani sulla porta dello stanzino, con il culo a novanta. Mi ordinò di inarcare bene la schiena e mi tolse l’asciugamano, scoprendomi il buco, arrossato e dolorante da prima.
Senza lubrificare più nulla, mi piantò il cazzo in culo, facendomi quasi svenire dal dolore e iniziò a scoparmi questa volta forte.
Andy ci guardava e finalmente si tolse anche lui l’asciugamano per segarsi.
Aveva un cazzo di media dimensione, scuretto, con peli pubici neri e folti, circonciso mostrava una bella cappella rosa. Ci guardava e si segava.
Dopo avermi sfondato bene, Luca iniziò a schiaffeggiarmi le natiche e a cavalcarmi come un animale in calore. Mi prese per i capelli e mi fece tirare su dritto. Ora poteva scoparmi da dietro, in piedi, come fossi un muro da prendere a martellate.
Andy si chinò e, sempre segandosi dolcemente, riprese il lavoro di prima e mi prese il cazzo in bocca.
Iniziò a succhiare.
Senza accorgermene, stavo gemendo di piacere e di dolore, e così urlai un improbabile I’m coming prima di schizzare tutta la sborra che avevo in corpo.
Andy riuscì, appena in tempo a togliere la bocca, e il mio sperma finì sul pavimento.
Luca diede gli ultimi colpi a fondo, spaccandomi lo sfintere e e riempendomi della sua sborra calda e abbondante.
Ero distrutto. Avevo il cazzo che pulsava ancora, le gambe che mi facevano male e il culo rotto e sgocciolante della sborra di Luca.
Luca fece di nuovo un cenno ad Andy e, quando vidi il giovane americano coprire il suo cazzetto circonciso con un preservativo, compresi quello che aveva in mente.
Andy si avvicinò, posò il suo cazzo protetto dal goldone sul mio buco, aperto, bagnato, sborrato da Luca e senza esitazione lo mise tutto dentro, ma proprio tutto.
Sarà che ero venuto e quindi mi era passata un po’ l’eccitazione, ma anche se il cazzo di Andy era più corto di quello di Luca, mi sentii nuovamente bruciare tutto.
Andy mi scopò con violenza, entrando e uscendo dal mio buco con decisione e forza, finché rallentò i colpi, gemette, e si fermò un po’ dentro di me.
Si tolse il preservativo pieno di sborra, sgocciolò ancora un po’ il suo cazzo per terra, ci ringraziò ed uscì dalla stanza.
Ripresi i nostri asciugamani, uscimmo anche io e Luca.
Il mio culo pulsava e bruciava ad ogni passo che facevo e il mio cazzo continuava ad essere barzotto e umido.
Proposi a Luca di andare a fare una doccia e poi tornare a casa, ma lui aveva ancora voglia di farsi un giro nella dark room dove alla fine non eravamo entrati.
Lo seguì. Ci fermammo nuovamente un po’ sulla porta, dove prima avevamo scopato, e poi decidemmo di entrare.
Dentro era tutto buio, camminavamo a tentoni, e ogni tanto toccavamo qualche corpo che era lì nascosto nel buio.
Ci fermammo in quello che doveva essere più o meno il centro della stanza. Luca mi stava alle spalle, con il corpo attaccato al mio. Ad un certo punto sentimmo delle mani che ci toccavano, prima il petto, poi i capezzoli, gli addominali e quindi il pacco.
Una mano si insinuò sotto l’asciugamano che prontamente tolsi, trovandomi nel buio più assoluto completamente nudo. Sentivo la presenza e l’odore di questo corpo che non vedevo e che iniziò a toccarmi il cazzo. Il mio pene era tutto bagnato dalla sborrata di prima ed era un misto di flaccido e duro. La mano sembrava volermi pulire il pisello da tutti i residui di sborra.
Qualcuno stava toccando anche Luca perché sentivo da dietro il suo cazzo libero dall’asciugamano e bagnato che mi sfiorava le natiche insieme ad una mano misteriosa.
Dopo un po’ avvertimmo il movimento di uno che si stava inginocchiando, probabilmente per succhiarcelo, ma la serata era già stata troppo faticosa per i nostri uccelli e decidemmo di sfilarci e uscire dalla dark room.
Era ora di tornare a casa.
Scendemmo nell’area vasche e ci infilammo in una doccia.
Entrammo nella stessa doccia anche se era piccolina e ci lavammo guardandoci l’uno con l’altro.
Questa intimità che si era creata con Luca mi piaceva molto. Mi lavai il culo dolorante e il pene sborrato, osservai Luca che si scappellava, se lo lavava, e mi chiedeva se mi fosse piaciuto.
Ci asciugammo e rivestimmo agli armadietti in un delirio di gente che andava e veniva mezzo nudi.
Uscimmo e Luca mi propose, dato che era tardi, di fermarmi a dormire da lui.
Entrare nella stanza di un espatriato è sempre conoscere un po’ del suo mondo. Disordine ovunque ma soprattutto un simpatico cagnolino di peluche sulla scrivania che mi fece sorridere pensando che qualche ora prima il suo “padrone” mi aveva violentato in una sauna.
Ma ciò che mi fece sorridere ancora di più è che nella sua stanza c’era un solo letto singolo e che avrei dovuto dormire per terra.
Ci spogliammo e restammo in boxer. Stanco e mezzo addormentato, mi avviai a dormire a terra, quando Luca mi disse che ci saremmo stretti e avremmo dormito nel suo letto. In effetti eravamo belli stretti, essendo entrambi abbastanza alti e fisicati.
Fu la notte più dolce e tranquilla del mio Erasmus, passata ad annusare il corpo del mio amico, ad abbracciarlo, a sfiorarlo.
Al mattino ci svegliammo abbracciati.
Luca mi diede un piccolo bacio e andò al bagno. Quando tornò, una macchia di piscio capeggiava nei suoi boxer, evidentemente non se l’era scrollato bene.
Si sdraiò di nuovo accanto a me. Mi misi a coltello e gli diedi le spalle. Lui si appoggiò delicatamente a me. Nonostante avessimo entrambi i boxer, sentii il suo cazzo turgido e bagnato appoggiarsi. Il calore dei nostri corpi vicini fece il resto.
Lentamente iniziò a strusciarsi contro di me e io contro di lui.
La voglia era tanta, anche se il buco mi faceva male ancora da ieri sera.
Mi abbassai i boxer.
Luca mi diede un bacio sull’orecchio e sorrise.
Si abbassò anche lui i boxer e appoggiò il suo cazzo sul mio sedere. Incominciò a muoversi, facendosi strada tra le mie natiche e arrivando presto alle porte del mio buco arrossato.
Si fermò. Si sdraiò a pancia in su e mi disse di salirgli sopra.
Mi misi sopra di lui, ad angolo retto, in modo che il suo cazzone durissimo fosse all’altezza del mio buco di culo, dopodiché mi coricai sopra facendolo entrare.
Una volta dentro, iniziai a muovermi, ad andare su e giù, a fare la posizione della candela.
Così facendo, potevo vedere la sua faccia cambiare espressione, godere, ansimare.
Andai avanti un bel po’ anche perchè in quella posizione il suo cazzo mi faceva meno male ed era solo puro godimento.
Dato che non veniva, mi fermò e mi fece scivolare sul letto a pancia in su.
Ora mi sovrastava.
Mi alzò le gambe spingendole verso il mio petto e mi infilò tutto il cazzo dentro al culo. L’inaspettata botta mi fece quasi svenire.
Luca mi mise una mano al collo e iniziò a fottermi duramente. Se provavo a gemere, stringeva la mano. Il letto iniziò a cigolare (chissà i coinquilini cosa pensavano) e il bruciore si trasformò in puro piacere. Così quando lui venne nel mio culo, riempiendomi della sua sborra, bastò toccarmi velocemente l’uccello per sborrarmi anche io sul petto.
Vuoto e soddisfatto, mi rivestii e salutai Luca, sperando di diventare il suo fidanzato.
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